SECURITY TOKEN OFFERING

Cosa sono le STO e come viene risolto il problema della regolamentazione caratteristico delle ICO?.
Articolo di Matteo D'Andreta


Negli articoli precedenti avevamo messo in luce le caratteristiche e tipologie dei token e delle Initial Coin Offering . Occorre richiamare all'attenzione due aspetti fondamentali da tali articoli per continuare il nostro percorso di approfondimento sulla Tokenizzazione degli asset:


1) I SECURITY TOKEN:
Definiti dal FINMA Asset token, rappresentano degli asset quali partecipazioni a sottostanti fisici reali, quote societarie o flussi di reddito o un diritto a dividendi o al pagamento di interessi. In termini di funzione economica, i token sono analoghi ad azioni, obbligazioni o derivati. Questo fa in modo che ai Security token siano associati valori patrimoniali digitali soggetti alle norme degli enti regolatori finanziari.

2) IL PROBLEMA DELLA REGOLAMENTAZIONE DELLE ICO:
L’assenza di regolamentazione (e la difficoltà nel collocare questo strumento in altri tipi di raccolte di capitali) permette la proliferazione di progetti-truffe in cui i proponenti sono interessati soltanto a guadagnare i capitali forniti dagli investitori. Questi ultimi purtroppo non hanno molte tutele per il recupero dei fondi investiti o garanzie che il progetto alla fine si realizzi (e quindi ci sia la possibilità di utilizzare il token).

E’ chiaro capire come con questi presupposti si possa fare un passo in avanti e immaginare come nel futuro prossimo le aziende potranno ottenere finanziamenti attraverso la cessione di security token con modalità totalmente regolamentate (e conseguenti tutele sia per gli emittenti che per gli investitori). Infatti nonostante quello che asseriscono i fanatici delle Blockchain pubbliche “autoregolamentate” dagli utenti, avremo bisogno ancora nei prossimi anni di organi centrali con poteri regolamentativi (tuttavia non si vuole in questa sede discutere di tale aspetto filosofico e morale sulle capacità degli individui di autodisciplinarsi). 

Quindi, cosa sono le STO (Security Token Offering) e perché avranno un impatto disruptive nel mondo finanziario?
“Nelle STO rientrano tutte le offerte al pubblico di token classificate nella categoria di security.”

È per tale passaggio che la regolamentazione entra in gioco fin dal momento dell’emissione. Se un qualsiasi strumento finanziario rientra in questa categoria (ad esempio le azioni di una società) deve infatti sottostare ad una serie di normative. I requisiti per rientrare in tale categoria e le norme conseguenti da rispettare sono diversi in ciascun Paese, tuttavia nell’ottica di una “finanza globale” c’e’ stato un allineamento generale verso principi comuni. La domanda da porsi è quindi in che caso un token possa essere considerato security. Ad esempio negli Usa (uno dei punti di riferimento più importanti) è la SEC, Security Exchange Commission; a decidere se un token possa essere considerato Utility (le coin non sono state classificate) o Security, basandosi su ciò che affermano il Securities Act del 1933 e il Securities Exchange Act del 1934, emessi dallo United States Congress durante la Grande Depressione.

In una definzione generica di Security, confermata dalle autorità di ogni Paese, rientrano tutti “i certificati rappresentativi di diritti patrimoniali valutabili in denaro. Ad esempio titoli azionari, obbligazionari, e gli strumenti derivati”.
(fonte: www.glossariodieconomia.com).

Affrontato, brevemente, il tema legislativo vediamo quali possano essere gli effetti finanziari di questo nuovo strumento per raccogliere capitali tra il pubblico:
1) Come per le Ico, tramite l’utilizzo di token ( e quindi della Blockchain) sia piccole startup che grandi aziende possono facilmente raccogliere ingenti capitali sia in territorio nazionale che oltre confine. Ciò, ovviamente, è permesso proprio dalla tecnologia su cui questi token sono creati.

2) Gli investitori sono tutelati da tutte quelle norme che, come abbiamo visto poco fa, sono legate alla classificazione del token come security. Quindi sono molto meno frequenti truffe o progetti destinati a fallire senza conseguenze per i proponenti.

3) Gli investitori dall’utilizzo di un token classificabile come coin (si veda la classificazione FINMA) possono trarre guadagno soltanto da un possibile capital gain dovuto all’apprezzamento di tale moneta digitale. Mentre nel caso di security, come avviene per una qualsiasi azione si può ottenere sia capital gain che un cash flow dato dai dividendi (o nel caso di obbligazioni, interessi obbligazionari).

4) La possibilità di scegliere la natura dei diritti patrimoniali collegati al token permette alla società emittente ampio spazio di manovra, potendo rimanere saldamente in controllo della governance ma allo stesso tempo attirare ingenti capitali (un metodo quindi alternativo al venture capital o al private equity).


Le conseguenze in termini economico-finanziari sono rivoluzionarie, è quasi lapalissiano sottolinearlo. Gli effetti di tale fenomeno non coinvolgeranno solo le piccole startup in costante ricerca di finanziamenti, ma, guardando ancora più avanti nel tempo, l’intero ecosistema della finanza.
Se pensiamo al mondo finanziario attuale, con tutta la sua burocrazia e complessità, è impossibile pensare che la Blockchain possa essere il mezzo di semplificazione di tanti processi e di un progressivo allargamento del target di investitori a quasi tutta la popolazione?
Sembra un’immagine fin troppo celestiale del futuro, ma la Blockchain sembra trovare un suo concreto utilizzo (tra tanti inutili e inefficienti) in questo ambito, quindi forse parliamo di qualcosa che avverrà tra cento o più anni ma i cui sviluppi vale comunque la pena seguire e ipotizzare.

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